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- Tracciabilità di filiera e la rintracciabilità agro-alimentare
- Turismo e sviluppo - Analisi di una possibile utopia
- Da Caccamo potrebbe nascere la razza bovina da carne siciliana uno studio sul territorio ne sostiene la fattibilità
- Parte da Agrigento La rivoluzione dei consumi
 

Desentificazione e sviluppo possibile

E' la Sicilia la regione dove più alto è il rischio di terre "aride". il 36,6 % del suo territorio è sensibile alla desertificazione

Boom delle temperature, effetto serra, nuova composizione dei gas nell’atmosfera, alluvioni e frane sono oggi temi trattati in molti libri e riviste scientifiche. L’abbassamento dei livelli dei fiumi e laghi che hanno messo in pericolo la fornitura di energia elettrica nell’Italia settentrionale e le recenti alluvioni che hanno devastato diverse aree della Sicilia, sono due esempi opposti, che ci portano però a riflettere sulla “salute” del nostro pianeta.
Si è tutti concordi che dei cambiamenti climatici ci sono, rimane però il problema relativo alle cause. Insomma di chi è la colpa: dell’uomo, che si è poco preoccupato degli impatti ambientali delle sue attività o siamo di fronte a forze naturali di fronte alle quali possiamo solo chinare i nostri capi?
La comunità scientifica internazionale che a Erice ha partecipato al 30° seminario sulle emergenze planetarie ha formulato delle possibili risposte e gli scenari a cui si va incontro.
Bene che vada nel 2050 la temperatura sulla terra aumenterà di un grado e mezzo. E già saremmo oltre la soglia che delimita il punto di crisi, con conseguenze disastrose: innalzamento del livello del mare di oltre un metro, scioglimento dei ghiacciai, accelerazione del processo di desertificazione, penuria di risorse idriche, carestie. Male che vada l'incremento sarà di sei gradi. E allora ci troveremmo su una strada di non ritorno: città come Venezia sommerse, interi territori inghiottiti dagli oceani e dal deserto, epidemie e catena di morte causate dal caldo.
Nir J. Shavin, che è professore al Racah Institute of Physics della Hebrew University a Gerusalemme, assolve il CO2 e chiama sul banco degli imputati i raggi cosmici. Sono questi a determinare i cambiamenti del clima, la mano dell'uomo entra in gioco marginalmente. Michael E. Mann, del dipartimento di scienze ambientali dell'Università della Virginia è del parere opposto sostenendo una relazione diretta tra aumento della concentrazione della CO2 e industrializzazione e che in pochi decenni si siano registrati cambiamenti senza uguali per milioni di anni e che nell'ultimo secolo la temperatura media dell'emisfero nord ha registrato una crescita di 0,7-0,8 gradi.
Ma chi sono i maggiori interessati ai cambiamenti climatici?
Secondo il Worldwatch Institute si perdono ogni anno 24 miliardi di tonnellate di terreno coltivabile. Il fenomeno è particolarmente acuto in Africa ma esso interessa l’Asia, l’America latina e i Caraibi, e, con una qualche sorpresa per noi italiani, anche i paesi del Mediterraneo settentrionale. Ci scopriamo dunque paese direttamente coinvolto, o meglio colpito, dalla desertificazione, un po’ come lo sono il Niger o la Mongolia, pur essendo un paese sviluppato. Questo carica l’Italia di un duplice impegno. Da una parte cooperare con le nazioni meno ricche per combattere la desertificazione e dall’altra adottare le appropriate misure interne per affrontare il progressivo espandersi della degradazione dei terreni.
Il fenomeno interessa alcune aree del meridione dove, anche se l’impatto non è lo stesso di quello registrato nelle regioni aride africane, la perdita di produttività del territorio comincia ad avere rilevanza economica, sociale ed ambientale. Il fenomeno è tanto più preoccupante se si considera che alla perdita di produttività del terreno concorrono altri fattori quali l’inquinamento dei suoli, la salinizzazione delle falde e l’erosione superficiale. Del resto, per rendersi conto di quanto l’Italia presenti in modo sempre più preoccupante le caratteristiche di un paese in via di desertificazione, basta pensare a quelle zone dell’Italia meridionale, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna dove la millenaria azione del pascolo ovino e caprino ha reso le colline coperte da una bassa e rada vegetazione di piante aromatiche, resistenti al pascolo, ultimo baluardo.
Possiamo ignorare le causi ma il problema rimane e non è di facile risoluzione. Non è il caso però di fare allarmismi inconcludenti. È’ necessario trovare tecniche che permettono di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici ed adattarsi alle nuove condizioni. Il tutto deve essere concatenato con la gestione sostenibile delle attività umane.

Alcuni dati sul fenomeno in Italia
Le zone italiane più interessate dal processo di desertificazione sono soprattutto le isole, grandi e piccole, e le coste del Sud: la Sicilia e la Sardegna, le isole Pelage (Lampedusa, Linosa e Lampione), Pantelleria, le Egadi, Ustica e parte delle coste di Puglia, Calabria e Basilicata per un totale di 5 regioni, 13 province per 16.100 chilometri quadrati di territorio pari al 5,35% dell' Italia. La regione dove più alto è il rischio di terre ''aride e desolate'' e' la Sicilia con il 36,6% del suo territorio sensibile alla desertificazione e 5 province (Siracusa, Enna, Ragusa, Trapani e Agrigento). Segue la Puglia con il 18,9% del territorio ed anche una zona non costiera (l' interno del Gargano); la Sardegna con il 10,8%.La Sicilia, infatti, data la sua particolare conformazione geologica e geomorfologica, derivante da un gran numero di affioramenti litologici di varia natura,e per la molteplicità dei microclimi riscontrabili, può essere considerata come regione ( nel senso geografico ) a rischio desertificazione.In essa sono riscontrabili diversi processi di degradazione dei suoli tipici dell’area del mediterraneo. Tra questi l’ erosione idrica, causata dalla aggressività delle piogge, è il più importante.Complici delle brevi e violente perturbazioni tipicamente mediterranee sono la notevole erodibilità dei suoli e le caratteristiche geomorfologiche con le zone collinari e montane che occupano rispettivamente il 61% e 25% dell’ inero territorio regionale.Un altro segnale preoccupante è dato dalla degradazione a causa della salinizzazione dei suoli. Questo aspetto si è fatto evidente in particolare nelle pianure costiere.

 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



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