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- La situazione ambientale della Sicilia indica chiari sintomi di un incipiente processo di desertificazione, l’allarme lanciato ad Agrigento già nel 2001.
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La situazione ambientale della Sicilia indica chiari sintomi di un incipiente processo di desertificazione, l’allarme lanciato ad Agrigento già nel 2001.

Un nuovo modello di gestione sostenibile del territorio per difendere ecologica redditi e stabilità sociale .

Già nel settembre del 2001, nel corso di un convegno sul tema svoltosi ad Agrigento, due studiosi dell’ ENEA ( Ente Nazionale per le Nuove Tecnologie, L’Energia e l’Ambiente), Maurizio Sciortino e Francesca Giordano, lanciarono l’allarme: “La situazione ambientale della Sicilia indica chiari sintomi di un incipiente processo di desertificazione. Lo sviluppo economico e sociale dell’isola rischia di subire in futuro forti limitazioni per il progressivo degrado delle risorse naturali suolo, acqua e vegetazione. Attualmente si stima che circa il 7% del territorio della regione Sicilia è altamente vulnerabile alla desertificazione ed il 5,7% della Superficie Agricola Utilizzata è potenzialmente a rischio di salinizzazione”. Altri fenomeni rilevanti ai fini della desertificazione riguardano: la contaminazione, la siccità, gli incendi insieme ai rischi più prettamente idrogeologici. Questi fattori oggettivi influenzano il fenomeno e interessano principalmente lo stato del suolo. L’Analisi fatta nel 2001 considerava anche gli aspetti normativi, che riguardano il sistema territoriale e la sua gestione, si faceva notare infatti l’assoluta assenza dalle vigenti norme in materia di tutela dell’ambiente di attenzione al “suolo”. “Il suolo stesso per motivi culturali, storici e giuridici, è privo di una specifica tutela nella normativa nazionale ed europea e solo recentemente si è iniziato a comprenderne le conseguenze ambientali e socio-economiche della sua intrinseca vulnerabilità.” Oggettività del rischio da un lato, carenza del quadro normativo dall’altro, soprattutto riguardo agli aspetti relativi al suolo e al suo uso razionale e sostenibilie. Attenzione che risulta ancora oggi insufficiente, soprattutto riguardo agli aspetti applicativi delle norme e agli atti giuridicamente vincolanti delle convenzioni internazionali che hanno riconosciuto la priorità del fenomeno desertificazione ed indicato gli indirizzi risolutivi. Uno degli atti sostanziali, a livello internazionale, è rappresentato dalla Convenzione per Combattere la Desertificazione nei Paesi Colpiti da Grave Siccità , approvata e firmata a Parigi da 115 paesi nel 1995, in vigore dal dicembre 1996. E’ importante ricordare che i paesi del Nord Mediterraneo (Portogallo, Spagna, Grecia, Italia e Turchia) hanno aderito con una sorta di “ annesso regionale della Convenzione” con lo scopo di coordinare le iniziative dei loro paesi, e migliorare, all’interno dell’Unione Europea, la consapevolezza che la desertificazione costituisce una minaccia anche per il suo territorio. La Convenzione oltre che impegnare tutti i Paesi firmatari a cooperare nella lotta contro la desertificazione, riconosce che il fenomeno consiste nella “ riduzione della capacità produttiva, biologica ed economica, del territorio nelle zone colpite, e dipende sia da fattori naturali che dalle attività umane”; che “ le cause di desertificazione possono essere sia di origine naturale che antropica”, e che “ degrado significa non solo perdita delle caratteristiche bio-fisico-chimiche, ma anche della redditività economica”. La convenzione riconosce, infine, che “ le terre aride, semi-aride e sub-umide secche sono le aree del pianeta maggiormente vulnerabili che richiedono priorità d’intervento”. Dalla Convenzione scaturisce l’impegno assunto da tutti i paesi colpiti di elaborare Programmi di Azione Nazionali (PAN) per affrontare in modo integrato, gli aspetti ambientali e socio-economici della siccità e della desertificazione. Avviando o rafforzando dei rapporti di cooperazione bi o multilaterali, sulla base di priorità operative che riguardano: protezione del Suolo; gestione sostenibile delle risorse idriche; riduzione dell’impatto delle attività produttive; riequilibrio del territorio. Il processo graduale di desertificazione diviene allora un fenomeno che accomuna la Sicilia e l’Italia a molte altre realtà del mondo, la cui soluzione richiede uno sforzo corale, coordinato e concreto. Per avere la percezione della vastità del fenomeno a livello mondiale, si consideri che il 39% circa della superficie terrestre è affetta da desertificazione, che 250 milioni di persone sono direttamente a contatto con la diminuzione progressiva della capacità produttiva dei suoli nelle regioni semi aride; che il 70% dei terreni aridi utilizzati a scopi agricoli sono già degradati; che ogni anno 12 milioni di ettari di suolo agrario vengono persi, e con essi anche la possibilità di produrre alimenti; che la desertificazione impoverisce la biodiversità e con essa la capacità di autoregolamentazione degli ecosistemi. Quali scenari socioeconomici si preparano per i prossimi decenni e quali riflessi potranno avere sulle dinamiche migratorie e demografiche è facile intuirlo, tanto più se si considera che le previsioni per il prossimo futuro non sono per niente ottimiste, infatti la disponibilità di risorse idrica e le proprietà dei suoli, saranno ulteriormente influenzate dai cambiamenti climatici in atto. Gli incrementi della siccità e dell’aridità prevedibili in base ai futuri scenari non potranno che peggiorare la situazione attuale che è già critica in molte aree. Il congresso regionale degli agronomi, del prossimo 11 giugno ad Agrigento, tenterà di rispondere ad alcuni di questi inquietanti quesiti e di individuare soluzioni progettuali percorribili. A giudicare dalle personalità attese ha tutte le carte in regola per divenire un evento scientifico di grande rilievo. Una grande chermesse di esperti e studiosi, ricchi di grandi esperienze che si danno appuntamento in una città, Agrigento, che è tra i luoghi più esposti al fenomeno e soprattutto ai risvolti sociali che la sua evoluzione comporta; essendo uno delle più prossime porte d’ingresso all’Africa. Calogero Alaimo Di Loro Pres. Ass. Cult. Humus (segreteria organizzativa del congresso) Direttore editoriale Spazio Humus

 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



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