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Grande anima dell’unità. Saluto al “Papa Simpatico”

di Calogero Alaimo Di Loro

Non mancheranno motivi per ricordare papa Woitila, il suo passaggio “pesante” su questa terra, il suo vagare “leggero” attraverso i popoli, le civiltà le culture del mondo. Dalle spallate energiche contro i muri delle ideologie e della politica, coerente assertore della libertà intellettuale più pura, cosciente e soprattutto autentico interprete del suo ruolo e della grande autorità della chiesa. Consapevole del pesante compito di traghettare l’‘umanità verso il terzo millennio, quasi a doverla salvare da un ventesimo secolo che ha mostrato degli scampoli, certamente tra i peggiori della storia dell’‘umanità.
Il papa venuto dal freddo, sarà ricordato per il suo primato assoluto dei viaggi, nel mondo (104, l’‘ultimo dei quali a Lourdes), ed in Italia (146); celebrazione di un grande desiderio di avvolgere in un grande abbraccio ovattante l’‘intera umanità, di toccare con mano “terrena” i volti dei popoli che soffrono, per sentire “personalmente” l’‘umido delle loro lacrime.
Le critiche rispetto al suo ruolo ed alle responsabilità politiche, che gli sono state mosse soprattutto nel corso della prima metà del suo lungo pontificato, quelle inerenti la fine della “civiltà comunista”, alla luce della visione complessiva della sua missione, risultano assolutamente marginali, e comunque vanno letti in senso storico, nel contesto di un mondo diviso in due blocchi contrapposti da “ una guerra fredda” dai caratteri intollerabili.
Il resto del suo cammino è stato netto ed inequivocabile, nel segnare la determinazione di una grande guida religiosa, ma soprattutto di un grande riferimento etico e morale, mosso dal suo personale e sincero convincimento, che pone nel limbo della elevatissima rispettabilità qualunque interlocutore.
Di certo non va dimenticata l’‘analisi di base della sua missione, imperniata nella critica severa delle modernità, tutta avvinghiata al disinteresse ed all’‘incoerenza della morale e della politica. Il desiderio e la capacità, di utilizzare la comunicazione, per rendere il suo pensiero accessibile a tutti, gli ha consentito di legittimare la sua azione politica. Ma, ed in questo è stato grande oltre ogni misura, ha fatto un suo equilibrato della propria autorità temporale prima che spirituale. Contro il nazzismo, contro il comunismo, ma anche contro il capitalismo selvaggio e privo di riferimenti etici. L’‘umanità e solo l’‘umanità, la sua salvezza, al centro del di ogni disegno. E allora nessuna guerra, nessun pretesto, nessuna scusa di salvare la pace. Questa la forza del suo impegno per la pace. Coerenza che si espleta con la condanna morale nel ‘‘91, della «Guerra del Golfo», ( cosa che diede tanto fastidio agli stati uniti) e poi nel marzo 2003. quando dopo un braccio di ferro con la Casa Bianca, Papa Karol ripete la sua condanna alla guerra, che per lui non aveva giustificazione. La pace nel mondo, quindi, come risultato di un grande processo di dialogo fra le civiltà e le culture. Tra le religioni. Humus di un mondo “terreno” possibile, al cui avvento ha dimostrato di credere sino all’‘ultimo respiro, se è vero (come è vero) che l’‘ultimo suo pensiero è stato rivolto ai giovani.
La ricerca continua del dialogo, il riconoscimento del ruolo strategico di questa grande opportunità, la grande capacità di dimostrarsi umile e di perdonare, per ridurre le distanze tra tutti gli uomini, “accumunati dal grande vincolo della fratellanza”.
Senza per questo indietreggiare sulle proprie convinzioni, soprattutto in campo etico, “l’‘amoralità della società moderna, la corruzione dei sistemi politici, i progressi perversi delle scienze, le esagerazioni del capitalismo selvaggio, le nozze tra libertà e licenza”. Grandezza che rimane anche quando certe posizioni risultavano non condivise, come quelle sulla sessualità o la contraccezione.
Rimane il coraggio di un uomo straordinario, la dimostrazione ineluttabile che può, in questo mondo, esserci corrispondenza tra il pensiero spirituale o politico e la sua pratica applicazione terrena, una visione rivoluzionaria rispetto all’‘eccezione spirituale ed equivoca di certe interpretazioni della religiosità avulse dal contesto della quotidianità.
Da siciliani non potremo non tenere conto delle parole pronunciate nel 93 sotto il tempio di giunone, erano parole forti secche e decise, rivolte agli uomini mafiosi. Pochi minuti che sono rimasti impressi nel cuore di molti uomini e donne e che oggi costituiscono una parte importante del grande patrimonio che Papa Karol ha lasciato all’‘umanità.



Sintesi dello storico discorso di Papa Giovanni Paolo II
ad Agrigento durante la sua visita in Sicilia del 1993


“Questo palcoscenico, i templi di questa valle, sono testimoni della cultura greca e di una grande storia. Rappresentano il diritto di un popolo a vivere senza morti, senza violenza, nella concordia. Dopo tanta sofferenza, avete diritto a vivere nella pace. A questi, che sono colpevoli di disturbare la pace dico che non è concesso a nessuno il diritto di uccidere. Non uccidere dice il comandamento di Dio. La mafia non può calpestare questo diritto santissimo di Dio. Questo popolo così attaccato alla vita non può vivere sotto la pressione della civiltà della morte, lontano dalla civiltà della vita. Nel nome di Cristo , via, verità e vita, ai responsabili di tutto questo dico: convertitevi, perché un giorno verrà per tutti il giudizio di Dio”


 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



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