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- La scoperta del Bio
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- In finanziaria l'agricoltura biologica
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- Le quattro giornate dell’agricoltura
- Il pacchetto Valledolmo
- “Castelcarni Caccamo” Sostenere lo sviluppo locale per difendere il diritto di esistere

 

 

La scoperta del Bio

 

Inizialmente si credeva che la scelta del biologico potesse interessare solo una ristretta fascia di consumatori, spinti non tanto da motivi di carattere scientifico ma da convinzioni etiche e ideologiche.

Le previsioni erano sbagliate, infatti, i prodotti dell'agricoltura biologica stanno conoscendo una diffusione che - complici i timori scatenati da mucca pazza, dai polli alla diossina, dagli allarmi sui pesticidi e soprattutto le paure nei confronti degli organismi geneticamente modificati - li sta portando fuori della ristretta nicchia di mercato nella quale sono stati per anni confinati. I prodotti bio sono ora facilmente trovabili sugli scaffali dei supermercati, almeno nelle regioni del Centro-Nord.

I sostenitori dei metodi di coltivazione tradizionale cercano di screditare il biologico con affermazioni del tipo “il biologico può far male”; “costa troppo”; è meno sicuro sul piano igienico sanitario” e così via. Il biologico non è nato per far guerra con l’agricoltura tradizionale ma per offrire al consumatore una ulteriore possibilità di scelta.

La ricerca della qualità, dei prodotti tipici e biologici, da parte del consumatore hanno dato al produttore la possibilità di una nuova strategia economica. Gli esuberi di produzione di alcuni prodotti hanno costretto gli organi comunitari a fare marcia indietro, attuando una politica diversa. Si è passati da un estremo ad un altro: all’inizio venivano dati contributi per produrre di più, addirittura venivano elargiti premi alle aziende con le più elevate rese per ettaro. Viste le conseguenze di tale politica agricola, la nuova PAC incentiva la qualità e al sostenibilità. Ciò non deve far pensare che le scelte del passato erano in assoluto sbagliate, esse avevano una valida giustificazione. Le esigenze di allora, infatti erano diverse e cioè assicurare cibo a tutti. Le condizioni economiche e sociali sono ora cambiate così anche gli stili di vita e i modelli alimentari. I consumatori molto attenti alla loro salute, esigono più sicurezza alimentare e stanchi dei soliti gusti vogliono riscoprire gli antichi sapori. Tale desiderio può essere soddisfatto pienamente dai prodotti tipici e biologici. La percezione di sapori migliori nei cibi biologici, non è solo una convinzione mentale. Diversi sono i lavori scientifici che attestano la capacità reale dei consumatori di distinguere un prodotto tradizionale da uno ottenuto con metodi sostenibili. Uno studio pubblicato su Nature condotto da John Reganold, della Washington State University, conferma che i prodotti biologici non solo sono meno dannosi per l’ambiente e per la salute, ma sono anche più gustosi. La scelta del biologico non significa, dunque, etichettare l’agricoltura tradizionale come assolutamente pericolosa per la salute.

Il biologico è un indice di benessere ciò è confermato dalle maggiori richieste dei prodotti bio da parte delle regioni del Centro e Nord Italia. Torino, Asti, Alessandria, e più recentemente Cuneo e Novara hanno scelto di utilizzare prodotti biologici nelle mense scolastiche. La CIA piemontese contesta tale scelta per il rischio di discriminazione dei metodi tradizionali. Il professor Giorgio Calabrese, accademico del mangiare sano e consulente da quattro anni del Comune di Torino si difende affermando: «Laddove è possibile, ai bambini si deve offrire il meglio se non il massimo. Non è una questione di danneggiare qualcuno o di una difesa a priori, ma di essere in grado di fornire una dieta integrata. Se i cibi biologici sono serviti in un luogo per così dire istituzionale come le mense, il pranzo diventa un appuntamento anche con l´educazione alimentare».

Dovevamo noi Siciliani essere di esempio per il Nord in quando delle 305 mila ettari di superficie biologica in tutta Italia, si trovano al sud per il 50.4 per cento, al centro per il 29.4 per cento e al nord per il 20.2 per cento. La Sicilia produce tanto ma trasforma poco e consuma ancora meno. È questa dunque una delle tante contraddizione che caratterizzano la nostra Isola, chissà forse affascinante anche per questo.

Sarebbe auspicabile un maggior consumo dei nostri stessi prodotti di cui tanto ci vantiamo. Si pensa ad esportarli in altri paesi, ben venga anche questo, ma l’utilizzo nelle mense scolastiche e nelle nostre case significherebbe dare un’ulteriore spinta alla valorizzazione della nostra agricoltura e del nostro territorio. Sarebbe davvero un suicidio se ciò non avvenisse vista la ricchezza dei nostri prodotti tipici e le enormi possibilità che la nostra terra ha nell’adottare metodi di coltivazioni sostenibili.

 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



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