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- “Valle dell’Ulmo” la grande scommessa al centro di un paesaggio indimenticabile
- Le quattro giornate dell’agricoltura
- Il pacchetto Valledolmo
- “Castelcarni Caccamo” Sostenere lo sviluppo locale per difendere il diritto di esistere

 

 

Passaggio a Valledolmo

Appunti di viaggio dall’entroterra sicilano

La prima volta che vidi Valledolmo ne rimasi positivamente colpito, accadde una sera d’autunno di qualche anno fa, invitato dal Comune a partecipare ad una riunione sullo sviluppo del territorio del piccolo centro. Ciò che principalmente mi colpì fu l’impegno e la convinzione, prima di allora mai riscontrati negli amministratori locali, con cui si discuteva di territorio e sviluppo. Figuriamoci, si parlava già di quella grande “panacea” che avrebbe dovuto essere agenda 2000. Ciascuno espose le proprie intuizioni, circa la possibilità di accedere alle risorse dei fondi strutturali per aggiungere un importante tassello al grande “pazle Valledolmo”. Io esposi l’idea di trasformare il territorio valledolmese in un’isola biologica, attraverso una serie di certificazioni ambientali, che avrebbero dovuto qualificare il territorio nel senso della salubrità dei suoi luoghi e della bontà sanitaria della sua offerta. “Venderemo prodotti biologici certificati in solido ad un territorio di grande pregio”. “Costituiremo il primo comune biologico della Sicilia sull’esempio di Varese Ligure” . Di quell’ambizioso progetto non si è poi fatto molto, anche se qualche importante passo è stato compiuto. Ma l’atmosfera particolare che avvolge i visitatori è sempre la stessa. La sento sulla pelle tutte le volte che vi faccio ritorno. Si rimane avvolti dalla suo impianto urbanistico di centro rurale ben incastonato nel proprio paesaggio. Si percepisce, calpestando i selciati del centro, quel senso di ruralità compiutà, fortemente impregnata dai valori delle tradizioni e della civiltà contadina. Se ne ricavano sensazioni altrettanto saporite dei tanti piatti della cucina locale, quali si possono gustare nelle numerose trattorie di Valledolmo. Fondata nel XVII secolo con il nome di Castelnormanno, diventa Valledolmo solo nel 1650 per la presenza di un grosso albero di Olmo vicino alla Chiesa delle Anime Sante. Il piccolo borgo fu possesso del barone Antonio Cicala sino all'abolizione dei diritti feudali. Oltre alla Chiesa delle Anime Sante, recentemente restaurata, vi è la neo-gotica Chiesa della Purità edificata tra il 1844 ed il 1881 e la Chiesa Madre del XVII secolo dedicata a Maria SS. Immacolata. La storia di Valledolmo, è ricca di episodi importanti e di leggende. Tra tutti, la corraggiosa rivolta contadina che si consumò nel 1785, dal 28 ottobre all'11 novembre, contro i gravosi patti agrari imposti dai feudatari. Oggi il Comune conta 4.438 abitanti e ha una superficie di 2.580 ettari per una densità abitativa di 172 abitanti per chilometro quadrato. Costituisce il cuore di un grande comprensorio dedito principalmente all’agricoltura ed alla zootecnia, ma dove affondano solide radici le più importanti iniziative agroindustriali della zona. Dando luogo ad un’offerta enogastronomia di grande pregio e fortemente caratterizzante del territorio, sintesi di una perfetta interazione tra uomo storia e natura, che traspare per intero dall’ottimismo dei valledolmesi.

 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



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