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Promuovere l’associazionismo dei produttori potrà contribuire a superare l’empasse di Dario Dell’Aira

 

Recentemente Canicattì, importante centro agricolo dell’agrigentino, famoso per la produzione dell’uva da tavola della varietà Italia, in cui da alcuni anni è in atto la conversione colturale a pescheto di molti terreni, è stato il centro, di vigorose manifestazioni, contro il crollo dei prezzi di mercato. Prezzi, ritenuti troppo bassi, del tutto inadeguati ai costi che i produttori agricoli devono sostenere, per potere realizzare la produzione delle uve da tavola e delle pesche. L’azione della protesta è da collegare al fatto che gli agricoltori non hanno alcun “potere contrattuale”, causata anche dall’offerta disgregata delle loro produzioni, che evidentemente è perdente. A tale proposito, non vi è alcun dubbio che un contributo alla risoluzione della crisi potrebbe risiedere nella consapevolezza della necessità di concentrare l’offerta delle produzioni agricole, da parte dei produttori di diversi Comuni delle due province limitrofe, tramite l’associazionismo. Per realizzare questo ambizioso traguardo è necessario un radicale cambiamento di mentalità degli stessi produttori agricoli, dei tecnici dipendenti dalle Istituzioni e delle stesse Istituzioni. I produttori, se vogliono creare le premesse per un rilancio del settore viticolo per le uve da tavola e di quello della peschicoltura, devono percorrere necessariamente una strada obbligata, quella di creare un “movimento associativo”, per la realizzazione di alcuni “Consorzi di produttori viticoli e frutticoli”, con la finalità di realizzare realmente e concretamente, le loro produzioni viticole e frutticole e per potere acquisire finalmente, su base associata, “potere contrattuale”, che possa metterli al riparo da manovre speculative, che si verificano puntualmente al momento dell’epoca della raccolta del prodotto, da parte di operatori commerciali. Lo scarso spirito associativo dei produttori agricoli dei suddetti territori, ha motivazioni di carattere storico, ambientale e culturale, infatti essi non hanno né una tradizione associativa e nemmeno una cultura associativa e questi fattori negativi sono come una palla al piede, che frena lo sviluppo socio – economico della viticoltura e della frutticoltura nelle suddette aree territoriali. Nella Sicilia occidentale e in quella orientale, vi sono diversi esempi importanti di associazionismo tra agricoltori i quali già da tempo hanno capito che “l’unione fa la forza”. I principali esempi di cooperazione agricola, per la Sicilia occidentale si hanno nella Provincia di Trapani, mentre per quanto riguarda la Sicilia orientale, nel ragusano. Nel trapanese e in particolare a Marsala già da molti anni sono operative due importanti Cooperative, la prima è la “Cooperativa Cutusio” nata nel 1964 con 240 soci produttori di fragole e di prodotti ortofrutticoli, che hanno come mercati di sbocco, quelli del Nord Italia. La “Cooperativa Bufalata”, a Marsala, nata nel 1977, i soci sono 350 e coltivano fragole in serra; anche in questo caso i mercati di sbocco sono quelli del Nord Italia. Nel ragusano, vi sono cooperative agricole di un certo rilievo, una di queste è la “Cooperativa Rinascita”. A Vittoria e in altri Comuni del ragusano vi sono molte Coopertive zootecniche. In Calabria, un esempio molto importante di cooperazione nel comparto ortofrutticolo è operativo a Castrovillari, in provincia di Cosenza, ci riferiamo alla “Cooperativa Ortofrutticola Osas”, nata nel 1962; i soci all’inizio erano 10 ma oggi sono 400. Questa Cooperativa ha un moderno stabilimento per la lavorazione e il confezionamento del prodotto. Nel centro Italia nel comune di Tollo in provincia di Chieti, è operativa da trent’anni con 400 soci, la Cooperativa agricola “coltivatori diretti di Tollo” che coltivano, su una superficie di oltre 1.000 ettari, vigneti, oliveti e frutteti. Sono esempi molto importanti e significativi che dimostrano concretamente che tramite l’associazionismo e la cooperazione, è possibile affrontare e superare insieme le sfide dei mercati. Quale è il senso logico del sistema di gestione aziendale della stragrande maggioranza dei produttori agricoli del nisseno e dell’agrigentino, possono ancora continuare a svolgere, i produttori, la loro attività agricola “ Ognuno per sé e Dio per tutti” ?. Ci si deve rendere conto del fatto che l’offerta disgregata è perdente e non consente alcuna tutela del “potere contrattuale”, soprattutto per i prodotti agricoli. Pertanto è auspicabile che i produttori agricoli delle due aree territoriali delle province di Caltanissetta e Agrigento si rendano conto del fatto che da soli non possono superare le difficili sfide del mercato. È anche opportuno sottolineare il fatto che le responsabilità della mancanza di una cultura associativa tra i produttori agricoli dei diversi comparti, non sono da attribuire soltanto al loro radicato individualismo, ma in parte anche al limitato entusiasmo di certi operatori delle istituzioni, anche di quelle regionali quale: l’Assessorato regionale dell’agricoltura, l’Ente di Sviluppo Agricolo, i tecnici delle Organizzazioni di Categoria: Coltivatori diretti, CIA e Confagricoltura i quali già nel passato, adeguatamente informati sugli importanti esempi che sono stati segnalati in Sicilia, in Calabria, e nell’Abruzzo, ma che ci sono anche nel Nord Italia, avrebbero potuto ed avrebbero dovuto informare i viticoltori ed i peschicoltori dei diversi Comuni delle due suddette Province, che non solo in alcune Province siciliane, ma anche in altre Regioni sul territorio Nazionale, sono operativi già da diversi anni importanti esempi di cooperazione agricola. Ciò avrebbe, e comunque potrebbe ancora, stimolare lo sviluppo dell’associazionismo.

 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



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