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La Kolymbetra esempio di sviluppo e biodiversità.

Nuovi interventi nel “Giardino della Valle”

E stato presentato, sabato 5 marzo, nella sede del Parco Archeologico di Agrigento, un nuovo progetto di interventi di restauro al giardino della Kolympetra ,dal titolo: “Gli antichi percorsi dell’‘acqua, dalla memoria al riuso”. L’‘importante giardino, situato tra il tempio di Castore e Polluce e quello di Vulcano, ospita tra l’‘altro molte specie di piante che appartengono oramai alla nostra “archeologia botanica”, armonicamente avviluppati all’‘elemento acqua.
I lavori del nuovo progetto, Concretizzato dal FAI (Fondo per l’‘Ambiente Italiano), con il contributo della Fondazione Vodafon Italia, riguardano interventi che avvalendosi delle nuove conoscenze sulle tecniche di sub irrigazione e di ingegneria naturalistica, dovranno preservare la rete idrica superficiale e gli alvei che solcano l’‘area del giardino, dai possibili rischi di esondazioni, straripamenti ed erosioni, riproponendo lo schema idraulico originale del giardino.
L’‘evento convegnistico, già importante in se, ha visto la partecipazione di un ampio pubblico di esperti, addetti ai lavori ed autorità politiche ed istituzionali, ha offerto lo spunto per interessanti riflessioni sull’‘uso del grande patrimonio culturale e paesaggistico della valle.
Come ricorda Marco Magnifico, Amministratore delegato Culturale del FAI, : forse chi vive dentro la bellezza, finisce per non riconoscere più il bello e di conseguenza finisce per non apprezzarlo, mi chiedo se questo capiti anche a voi”..” far si che tutti riconoscano il bello è una importante missione, dal cui successo dipende l’‘efficacia degli interventi di conservazione dei beni culturali e la loro corretta utilizzazione”.
Teorema, di cui la Kolympetra dimostra l’‘inequivocabile validità. L’‘intervento che ha reso parte dell’‘antico splendore al giardino, propone ancora un’‘altra riflessione: la disponibilità e l’‘uso dell’‘acqua, nell’‘Agrigento antica e moderna. Insomma l’‘acqua è ancora una volta all’‘origine delle cose. Autorevoli commentatori identificano l’‘area della Kolympetra con la piscina (cisterna e/o vasca per l’‘allevamento di pregiati pesci di acqua dolce), compiuti dagli schiavi cartaginesi dopo la battaglia di Himera (480 a.C.), in tale occasione, vennero realizzati i grandi lavori che resero unica la città, i templi principali e gli acquedotti Feaci, (ipogei), per gli sbocchi delle acque dalla città, parte dei quali confluivano in un grande bacino, (la kolympetra, appunto), adornato dal volo di numerosissimi cigni. Trascurato, nel corso dei millenni, il luogo, per la fertilità dalla terra alluvionale che costituisce la circoscritta vallata, diviene negli ultimi secoli un “eden”della biodiversità mediterranea, dove decine di essenze xerofite e riparali selvatiche, si armonizzano con le piante coltivate, vite, agrumi, olivi ed ortaggi.
Coltivazioni rese possibili dall’‘elemento fondamentale: l’‘acqua. Sapientemente utilizzata dalla fantasia e dalla caparbietà dell’‘uomo. Ed è sempre l’‘acqua della Kolympetra, ad avere meravigliato illustri visitatori, come Houel, che nel 1770, scriveva:”l’‘abbondanza d’‘acqua che sgorga perennemente appare come una sorta di prodigio”. Mentre Saint-Non, nel 1785 scive: “l’‘acqua scorre ancora in questo canale a va ad irrigare dei giardini rigogliosi che occupano oggi il fondo della piscina.in una piccola valle che per la sua fertilità, somiglia alla valle dell’‘eden”. Lo stesso Pirandello, ne “I vecchi e giovani” scriveva di un “burrone, gola d’‘ombra cinerulea, nel cui fondo sornuotano i gelsi, i carrubi, gli aranci, i limoni lieti d’‘un rivo d’‘acqua che vi scorre da una vena aperta laggiù in un fondo, nella grotta misteriosa di San Calogero”.
Ed è così che oggi riappare la Kolympetra, dopo gli interventi del FAI, e la passione di chi gestisce questo giardino, primo tra tutti l’‘Agronomo, Giuseppe Lo Pilato, responsabile della struttura.
Un luogo dove i riflessi della luce sulle rocce che furono dei greci, i colori ed i profumi, si dimostrano attendibili testimoni di un riuscito esperimento di recupero, fruizione e utilizzazione della “risorsa paesaggio”. Emblema di ciò che l’‘intera valle potrebbe diventare, un’‘enorme “giardino- laboratorio ambientale”, occasione di sviluppo e salvaguardia della biodiversità.


 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



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