Associazione Culturale
HUMUS
Via A. De Gasperi, 10 Agrigento
tel./fax: 0922 554499
E-mail: assohumus@libero.it

home - chi siamo - photogallery - contatti  

 
Sezioni

Associazione Culturale
HUMUS
Via A. De Gasperi, 10 Agrigento
tel./fax: 0922 554499
E-mail: assohumus@libero.it


.: PROGETTI
.::: Imprendo
.::: MM - PP Mondo pulito, mondo possibile
 

Economia e Territorio
- Acquacoltura: l’allevamento dello Yabby
- La scoperta del Bio
- La Sicilia Che Verrà
- San Biagio Platani
- Legno & Carta – Opportunità per i giovani
- Ambiente - Programma LIFE
- In finanziaria l'agricoltura biologica
- Cena BIO sui terreni confiscati alla mafia
- Dal centro Italia una iniziativa da imitare
- Agricoltura: Cronaca di una crisi annunciata
- Il Caso Italkali
- RICETTA FITOSANITARIA: Tutelare i consumatori e favorire l’agricoltura di qualità
- La Kolymbetra esempio di sviluppo e biodiversità.
- Laboratorio Sicilia - Al Congresso Regionale degli agronomi
- la R.N.O. “Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio “
- Para bellum – “pare !! bellum”
- Promuovere l’associazionismo dei produttori potrà contribuire a superare l’empasse di Dario Dell’Aira
- Passaggio a Valledolmo
- “Valle dell’Ulmo” la grande scommessa al centro di un paesaggio indimenticabile
- Le quattro giornate dell’agricoltura
- Il pacchetto Valledolmo
- “Castelcarni Caccamo” Sostenere lo sviluppo locale per difendere il diritto di esistere

 

 

RICETTA FITOSANITARIA: Tutelare i consumatori e favorire l’agricoltura di qualità

Le ragioni di una scelta strategica per l’Agricoltura Siciliana [di Calogero Alaimo Di Loro]

Le cronache di questi giorni hanno riportato in auge la “questio” ricetta fitosanitaria, un provvedimento di grande impatto per il sistema produttivo siciliano, introdotta a sorpresa, con un piccolo comma nella legge finanziaria regionale siciliana, ( L.R. n° 17 del 28/12/2004, art. 127 della comma 82). La norma (che non è mai stata operativa) prevede che in Sicilia la commercializzazione dei prodotti chimici e fitoterrapici per uso agricolo, sia consentita esclusivamente previo rilascio di prescrizione da parte di tecnici agricoli abilitati all’‘esercizio della professione ed iscritti in apposito elenco, da istituire presso le aziende unità sanitarie locali competenti per territorio.

Tale provvedimento era stato richiesto, tra l’‘altro, dalla Federazione Provinciale dei verdi di Agrigento, che nel corso di un incontro con i dottori Agronomi, avevano sostenuto la necessità di introdurre una norma in grado di conciliare la delicata questione dell’‘uso dei prodotti fito-sanitari, con la tutela della salute dei consumatori, la qualità dell’‘ambiente ed il rilancio dell’‘agricoltura siciliana. Un importante risultato , che ha entusiasmato la vasta platea degli addetti ai lavori, e soprattutto la principale categoria di tecnici agricoli, quella dei dottori agronomi. L’‘attesa impaziente che “il disegno si compia”, e cioè che il decreto del Presidente della Regione, renda operativo il provvedimento, è stato turbato dal “dietro-front”, dichiarato dal deputato regionale di Alleanza Nazionale, presidente della Commissione Regionale Antimafia, che in commissione sanità, propone l’‘inserimento di un emendamento abbrogativo della norma sull’‘uso dei fitofarmaci .
La posizione di incardona è netta: “la norma va abrogata in quanto la sua applicazione comporterebbe un aggravio di costi aziendali per i produttori agricoli”. La proposta trova, in un primo tempo, campo fertile tra i componenti della compagine governativa, si viene subito a creare un’‘atmosfera abrogativa forte anche dell’‘indifferenza dei rappresentanti dell’‘opposizione, che si mostra in un primo momento frastornata, e che successivamente interiorizza le perplessità delle organizzazioni agricole, timorosi di dover fare i conti con un terzo misterioso incomodo nel rapporto tra loro e le aziende agricole: i dottori agronomi.
Unica voce che si staglia netta e immediate è quella dell’‘On. Verde,. Lillo Miccichè, che prontamente dichiara:”Appaiono oltremodo pretestuose, le motivazioni addotte dal deputato regionale di An, Carmelo Incardina, quando nel suo emendamento abrogativo della norma dice che: questa “costituisce un iniquo balzello che colpisce gli agricoltori già oberati da tanti adempimenti”.
Forse, insiste Miccichè, si riferisce ai due euro di tiket , che l’‘agricoltore dovrà pagare per ogni prestazione, (se la norma verrà recepita per come prospettata ), “ma si è chiesto Incardina quanti centinaia di euro potrà risparmiare l’‘agricoltore se porrà, grazie alla ricetta, una maggiore attenzione all’‘uso dei fitofarmaci”.
L’‘opposizione dei verdi a cui si associa, con qualche sfumatura e dalla sua parte politica, l’‘On. Fleres, “consentono di prendere tempo”, allontanando temporaneamente il pericolo di vedere andare in fumo una grande occasione per qualificare l’‘offerta agricola siciliana nel senso della qualità sanitaria dei prodotti.
I vantaggi dell’‘introduzione dell’‘applicazione della ricetta fitosanitaria sostiene il responsabile dell’‘area sviluppo dei Verdi di Agrigento, C.Alaimo Di Loro, “sono molteplici ed irrinunciabili, essi vanno dal risparmio per gli agricoltori, conseguente ad un uso razionale dei presidi chimici, al miglioramento dell’‘immagine istituzionale della Sicilia, essendo la norma una chiara applicazione degli indirizzi comunitari in materia di gestione sostenibile del territorio; cosi come dimostrato da un ampio dossier presentato dall’‘On. Miccichè all’‘Ars”.
Qualunque sia l’‘epilogo che questa storia avrà e cioè che: diventi realtà operativa, per come auspicato da tutti coloro che hanno a cuore le sorti economiche ed ambientali della Sicilia, o che venga archiviata come uno delle tante occasioni mancate; la verità sui fitofarmaci non cambia. È nostra opinione infatti che l’‘uso irrazionale dei presidi sanitari in agricoltura, danneggia le tasche dei produttori agricoli, avvelena inutilmente i consumatori, aggrava le spese sociali, ci allontana dai mercati , sempre di più attenti alla qualità.


Le cronache di questi giorni hanno riportato in auge la “questio” ricetta fitosanitaria, un provvedimento di grande impatto per il sistema produttivo siciliano, introdotta a sorpresa, con un piccolo comma nella legge finanziaria regionale siciliana, ( L.R. n° 17 del 28/12/2004, art. 127 della comma 82). La norma (che non è mai stata operativa) prevede che in Sicilia la commercializzazione dei prodotti chimici e fitoterrapici per uso agricolo, sia consentita esclusivamente previo rilascio di prescrizione da parte di tecnici agricoli abilitati all’‘esercizio della professione ed iscritti in apposito elenco, da istituire presso le aziende unità sanitarie locali competenti per territorio.

Tale provvedimento era stato richiesto, tra l’‘altro, dalla Federazione Provinciale dei verdi di Agrigento, che nel corso di un incontro con i dottori Agronomi, avevano sostenuto la necessità di introdurre una norma in grado di conciliare la delicata questione dell’‘uso dei prodotti fito-sanitari, con la tutela della salute dei consumatori, la qualità dell’‘ambiente ed il rilancio dell’‘agricoltura siciliana. Un importante risultato , che ha entusiasmato la vasta platea degli addetti ai lavori, e soprattutto la principale categoria di tecnici agricoli, quella dei dottori agronomi. L’‘attesa impaziente che “il disegno si compia”, e cioè che il decreto del Presidente della Regione, renda operativo il provvedimento, è stato turbato dal “dietro-front”, dichiarato dal deputato regionale di Alleanza Nazionale, presidente della Commissione Regionale Antimafia, che in commissione sanità, propone l’‘inserimento di un emendamento abbrogativo della norma sull’‘uso dei fitofarmaci .
La posizione di incardona è netta: “la norma va abrogata in quanto la sua applicazione comporterebbe un aggravio di costi aziendali per i produttori agricoli”. La proposta trova, in un primo tempo, campo fertile tra i componenti della compagine governativa, si viene subito a creare un’‘atmosfera abrogativa forte anche dell’‘indifferenza dei rappresentanti dell’‘opposizione, che si mostra in un primo momento frastornata, e che successivamente interiorizza le perplessità delle organizzazioni agricole, timorosi di dover fare i conti con un terzo misterioso incomodo nel rapporto tra loro e le aziende agricole: i dottori agronomi.
Unica voce che si staglia netta e immediate è quella dell’‘On. Verde,. Lillo Miccichè, che prontamente dichiara:”Appaiono oltremodo pretestuose, le motivazioni addotte dal deputato regionale di An, Carmelo Incardina, quando nel suo emendamento abrogativo della norma dice che: questa “costituisce un iniquo balzello che colpisce gli agricoltori già oberati da tanti adempimenti”.
Forse, insiste Miccichè, si riferisce ai due euro di tiket , che l’‘agricoltore dovrà pagare per ogni prestazione, (se la norma verrà recepita per come prospettata ), “ma si è chiesto Incardina quanti centinaia di euro potrà risparmiare l’‘agricoltore se porrà, grazie alla ricetta, una maggiore attenzione all’‘uso dei fitofarmaci”.
L’‘opposizione dei verdi a cui si associa, con qualche sfumatura e dalla sua parte politica, l’‘On. Fleres, “consentono di prendere tempo”, allontanando temporaneamente il pericolo di vedere andare in fumo una grande occasione per qualificare l’‘offerta agricola siciliana nel senso della qualità sanitaria dei prodotti.
I vantaggi dell’‘introduzione dell’‘applicazione della ricetta fitosanitaria sostiene il responsabile dell’‘area sviluppo dei Verdi di Agrigento, C.Alaimo Di Loro, “sono molteplici ed irrinunciabili, essi vanno dal risparmio per gli agricoltori, conseguente ad un uso razionale dei presidi chimici, al miglioramento dell’‘immagine istituzionale della Sicilia, essendo la norma una chiara applicazione degli indirizzi comunitari in materia di gestione sostenibile del territorio; cosi come dimostrato da un ampio dossier presentato dall’‘On. Miccichè all’‘Ars”.
Qualunque sia l’‘epilogo che questa storia avrà e cioè che: diventi realtà operativa, per come auspicato da tutti coloro che hanno a cuore le sorti economiche ed ambientali della Sicilia, o che venga archiviata come uno delle tante occasioni mancate; la verità sui fitofarmaci non cambia. È nostra opinione infatti che l’‘uso irrazionale dei presidi sanitari in agricoltura, danneggia le tasche dei produttori agricoli, avvelena inutilmente i consumatori, aggrava le spese sociali, ci allontana dai mercati , sempre di più attenti alla qualità.



I perché di una scelta obbligata


La regolamentazione dell’‘uso dei fitofarmaci riveste per le moderne società un punto nodale e prioritario, infatti, un loro corretto utilizzo determina effetti positivi sia sull’‘ambiente, quanto sull’‘economia e soprattutto sulla salute dei consumatori .
E’‘ noto come l’‘uso dissennato dei prodotti chimici col tempo finisca per distruggere i meccanismi di autoregolamentazione biologica, e sono questi ultimi che assicurano stabilità agli ecosistemi e alle colture che pure ne fanno parte.
Una nuova legge che abbia la capacità di " costringere" al corretto uso dei fitofarmaci non può basarsi solo su sistemi di tipo repressivo o attraverso il monitoraggio dei residui tossici sui prodotti. Tali meccanismi si basano sulla verifica della presenza di un numero relativamente piccolo di principi attivi noti e non sul controllo della sanità globale del prodotto, che potenzialmente potrebbe risultare avvelenato da prodotti sconosciuti.
Inoltre una società civile, non dovrebbe accontentarsi che il prodotto al consumo sia sano, ma pretendere che il costo globale di produzione, calcolato quindi anche in termini socio-ecologici, sia accettabile. Basti pensare a quanto incidono sul bilancio dello stato le spese per la ricerca medica e per l’‘assistenza ai malati di cancro e di altre malattie che sono inconfutabilmente collegate all’‘abuso diretto o indiretto di certi prodotti chimici.
Tra l’‘altro anche in termini economici la messa a punto di una seria normativa che costringa al corretto uso dei presidi chimici in agricoltura avrà come inevitabile effetto un maggiore rispetto delle vocazionalità agronomiche ed ambientali del territorio.
Un’‘agricoltura intelligente, sana, basata su un uso equilibrato dei mezzi di produzione, rispettosa del consumatore e dell’‘ambiente, risulterebbe un affare soprattutto per le aree del mediterraneo meridionale; data la permanenza in esse di condizioni economiche favorevoli e di sistemi ecologici ancora non del tutto alterati. Esiste, infatti, la concreta possibilità di caratterizzare le produzioni agricole in termini di sanità, di profumi, di contenuti di vitamine, di particolarità organolettiche e di basso costo di produzione globale.
La Sicilia potrebbe diventare un’‘isola “biologica” in controcorrente di una società globale che procede alacremente verso i cibi geneticamente manipolati e la massificazione dell’‘offerta. Dove la biodiversità e con essa la vita stessa della terra è in serio pericolo.
Una nuova normativa sull’‘uso dei prodotti chimici deve avere il coraggio di porre le basi di una nuova cultura agroambientale. Inoltre deve tenere conto delle ragioni delle parti, e dell’‘attuale panorama delle professioni agricole; attribuendo ad ogni categoria un preciso ruolo nel rispetto delle proprie peculiarità professionali, valorizzando quelle professioni, che per il loro profilo pluridisciplinare si pongono come figure in grado di rilevare le variabili ambientali e di orientare i produttori e consumatori verso scelte operative ecocompatibili.


 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



Nuova pagina 1

 
Agenda 2000 in Sicilia
Guida interattiva all'uso di Agenda 2000 in Sicilia

 
Mondo Pulito, Mondo Possibile
Manuale interattivo di sviluppo sostenibile

Come ricevere a casa tutte le pubblicazioni Humus