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Il Caso Italkali

Come vendere un gioiello di famiglia  e  rischiare di averne in cambio una “pattumiera nucleare”

di Gaetano Alessi

 

La vicenda della dismissione dell’Italkali sta tenendo banco da alcuni mesi a questa parte su tutti gli organi di stampa ed in particolar modo nella nostra provincia dove sono presenti due delle tre miniera di estrazione del sale della nota azienda siciliana. Ma quale è il tema del contendere che vede schierati, su due fronti diversi, alcuni esponenti del mondo politico e sindacale. Per riuscire a far capire meglio la questione bisogna andare con la memoria al 1999 quando il primo governo di Centro Sinistra della storia siciliana, guidato dall’Agrigentino e diessino, Angelo Capodicasa e con alla guida dell’Assessorato all’Industria il riberese Giovanni Manzullo, decide, per motivi di cassa, di cedere ai privati il 51% dell’Azienda Italkali controllato dalla Regione Siciliana. Da li ha avvio un iter burocratico che vive una rilevante accelerazione negli ultimi mesi. Il Commissario Liquidatore, nominato a suo tempo dal Centro Sinistra, Dott. Rosalba Alessi il  tre aprile dello scorso anno riceve dall’assessore Noè l’autorizzazione per la vendita del 51 % dell’Italkali (ai sensi della legge l.r. 37/97), ed  il tredici maggio  dello stesso anno  affida alla società advisor (COFIRI) la procedura di vendita. Alla gara partecipano 5 società e alla fine la spunta l’austriaca Salinen con una offerta poco superiore ai 12 milioni di euro.Tutto regolare? A sentire alcuni esponenti del mondo politico sindacale neanche per sogno:”l’offerta di 12milioni di euro è irrisoria”- dice il segretario provinciale della CGIL di Agrigento Piero Mangione -  Infatti tale cifra è il fatturato annuo netto della sola miniera di Realmonte. Ma altri dubbi vengono sollevati dal mondo politico, il deputato Regionale dei VERDI Miccichè  dice: “non riesco a capire il perché, ad appena un mese dalla fine della procedura di vendita della quota Italkali della regione, sia stata sostituita la società Advisor. ( la COFIRI ha passato la mano alla MCC legata al gruppo Capitalia). Prima l’Italkali è stata valutata 36 milioni di euro, poi 26 milioni e la Salinen l’ha comprata con appena 12 milioni, tutto questo non quadra”. Questi stessi dubbi sono sorti all’Assessore Regionale all’industria D’Aquino che ha sospeso tutte le procedure di vendita dando un serio colpo alla Salinen che già pregustava un vantaggiosissimo investimento.”Gli austriaci stanno acquistando l’azienda a prezzo di saldo per chiuderla e togliersi dai piedi una diretta concorrente”. Questa è la preoccupazione venuta fuori da un’assemblea cittadina avvenuta l’8 novembre scorso a Realmonte, dove il parlamentare verde Lillo Miccichè, venuto in possesso dopo un duro scontro con il Commissario liquidatore delle “carte” del progetto denunciava: “Sono venuto in possesso del Piano Industriale e del contratto presentato dalla Salinen all’Ente liquidatore, ebbene sono tutti e due documenti risibili. La Salinen pagando delle penali di poco conto può chiudere gli stabilimenti il giorno dopo averli comprati e può licenziare gli operai versando poco più di due milioni di euro. Questo lascerebbe aperta la porta delle miniere alle scorie nucleari non depositate a Scanzano l’anno passato”. Queste notizie hanno dato il via ad una serie di iniziative istituzionali che si sono concretizzate con due Consigli Comunali aperti prima a Realmonte e poi a Racalmuto. Assenti non giustificati, in tutti e due i casi, gli esponenti del Governo Regionale. Nel primo si sono delineate le parti: da un lato chi si dice anche d’accordo con l’acquisizione da parte della Salinen delle miniere a patto di precise garanzie di sviluppo occupazionale e produttivo, tra questi la CISL e l’UIL insieme anche ai DS e parte del centro destra, dall’altro chi giudica che l’offerta della Salinen non è confacente con le potenzialità delle Miniere Italkali, tra cui la CGIL che aggiunge,”sul contratto non viene previsto da nessuna parte lo sviluppo dell’estrazione della Kainite che potrebbe dare lavoro ad altre 400 persone”, i VERDI  e Alleanza Nazionale. Da oltre le alpi però non arrivano segnali positivi di apertura, l’alto dirigente della Salinen Franz Bammer, intervenendo al consiglio comunale aperto di Racalmuto, ha confermato che la sola proposta possibile per l’azienda austriaca è quella consegnata al Commissario liquidatore con annessi gli articoli del contratto contestati da Miccichè e Mangione. I Sindaci Restivo (Racalmuto) e Zicari (Realmonte), con i loro rispettivi consigli comunali,   si sono trovati concordi nel chiedere alla Regione Siciliana le più alte garanzie per i siti minerari che ad oggi danno lavoro a più di 500 persone, tra   dipendenti ed indotto, ma questo basterà a salvare da una svendita annunciata il sale siciliano?

 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



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