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20/01/2003

Il cerchio della vita: dagli indiani d'America un'idea di Libertà

Si è svolta ad Agrigento il 20 gennaio scorso,una giornata di studi dal titolo: il territorio e i suoi saperi. L’iniziativa, che è stata organizzata dall’Ass.Culturale “Humus” di Agrigento con il patrocinio dell’A.S.P. (azienda speciale della camera di commercio di Agrigento) si è sviluppata secondo la prevista tabella di marcia. Il contributo di conoscenza richiesto dal comitato organizzatore a tutti i relatori in programma c’è stato. Ne sono stati testimoni un centinaio di partecipanti, tra i quali diversi docenti del capoluogo e studenti delle scuole medie superiori. Teatro dell’iniziativa, San Leone, località balneare agrigentina, che ha però accolto convegnisti e partecipanti con un insolito perlaceo grigiore ed una uggiosità impenitente da autunno padano. Insomma, una giornata cupa, alleggerita solo in parte dai colori pastello del Dioscuri by Palace (sede dell’incontro) e dal ricco e appetitoso bouffet offerto a tutti i partecipanti al convegno. Un convegno dedicato al rilancio “dell’ottimismo della ragione”, sintesi di una provocatoria riflessione sul territorio agrigentino e sulla Sicilia: “se questa terra si qualifica sempre di più come terra di emergenze: idrica, climatica, sociale, occupazionale, ordine pubblico etc.., che si ripetono ciclicamente ormai da secoli, bèh.. allora vuol dire che questo territorio è inospitale. Bisognerebbe pertanto avere il coraggio di dichiarare la resa; dare luogo ad un grande esodo e lasciare deserta questa terra ingenerosa. Ma le civiltà che per millenni si sono susseguite su questo territorio, lasciando testimonianze di straordinaria bellezza dimostrano che così non è. Corre allora l’obbligo morale di credere che lo sviluppo, unica vera grande emergenza, sia ancora possibile. “L’ottimismo della ragione”, quello di chi riesce a valutare i riflessi delle proprie azioni sugli altri uomini e sull’ambiente ed il cui sguardo è ancora rivolto alla vita, questo ottimismo potrà certo aiutarci a valutare a tavolino tutti gli ingredienti disponibili all’avvio di un concreto processo di sviluppo autocentrato e sostenibile”.
Da qui l’invito a riconoscere, senza retorica, le potenzialità del territorio e dei suoi “saperi”; attraverso una traccia: il cerchio della vita, che si riferisce all’idea dell’armonia tra tutte le componenti del territorio. Fattori di sviluppo che non comprendono solo gli elementi material, tra cui la disponibilità di risorse idriche; ma sopratutto le risorse umane, viste come l’insieme delle conoscenze e dei saperi, che rappresentano di fatto la proprietà intellettuale disponibile ed indispensabile ad un processo di sviluppo possibile e duraturo, secondo un modello endogeno correlato e speculare al modello di consumo mediterraneo.
Lo sviluppo insomma, quale unica sostanziale emergenza di tutti i “territori” mediterranei ed al contempo condizione essenziale per garantire ai popoli condizioni di democrazia reale e di libertà. Ispirati da questo obiettivo, qualificati relatori, hanno ripetuto con un linguaggio divulgativo, delle verità in parte già note con lo spirito di chi, più che indicare una nuova strada vuole rimarcare l’urgenza di un cammino. Si è parlato di acqua. Calogero Alaimo Di Loro ha fatto delle considerazioni generali sull’ambiente naturale e climatologico del territorio, segue un breve excursus sulle risorse idriche disponibili a cura di Paolo Girgenti. Interessante è risulta la relazione del Prof. Restuccia, della Facoltà di Agraria di Catania, sulle tecniche di coltivazione in regime asciutto.
Validissimo il contributo del prof. Indelicato, ordinario di idraulica agraria all’Università di Catania, già consulente del commissario straordinario Generale Gucci. Indelicato ha tracciato il bilancio idrologico dell’isola, dimostrando con estrema semplicità di linguaggio, la sconcertante verità dei numeri della crisi idrica in Sicilia. Limitando il campo dei valori ai soli ordini di grandezza, dice il Prof. Indelicato, possiamo dire che siamo nell’ordine di miliardi di metri cubi per le acque meteoriche che arrivano sul suolo siciliano; la capacità di invaso nei bacini disponibili scende a centinaia di milioni di metri cubi ( per l’esattezza …. ), mentre la quantità reale di acqua invasata non supera un terzo di quest’ultima. Le differenze sono dovute ad un sistema di utilizzazione delle risorse disponibili quantomeno inadeguato. Come dire che l’acqua c’è, ma non si riesce o non si vuole riuscire ad utilizzarla.
L’intervento del prof. Indelicato, ha posto inoltre una questione etica: anche l’acqua risponde ai principi generali della fisica, per cui nulla si crea e nulla si distrugge, vale a dire che l’acqua in valore assoluto non aumenta ne diminuisce. Considerazione, apparentemente ovvia che fa però molto riflettere sulla magra consolazione concessa agli uomini di sporcare, inquinare o ancora rende l’acqua inutilizzabile ed indisponibile alla vitalità dei territori imprimendo, con un approccio dissennato alle risorse, delle alterazioni irreversibili agli ecosistemi.
La seconda parte della giornata, introdotta da Enzo Napoli, Presidente dell’A.S.P., con la proposta di un progetto provinciale di marketing agro alimentare, imperniato su un marchio unico, vede tra i protagonisti un medico, il dr. Vincenzo Ciccarelli che magistralmente disquisisce sui vantaggi di una corretta alimentazione, secondo i principi della dieta mediterranea. Il dr. Masini, responsabile nazionale del settore ambiente della coldiretti, indica nella qualità “tracciata e certificata “dell’offerta agro alimentare, la linea di sviluppo opportuna per trovare collocazione in un ambito di mercato stretto tra i bassi costi di produzione dei paesi in via di sviluppo e le produzioni ad alto input tecnologico ed industriale del nord del mondo.
Il prof. Antonino Bacarella, della Facoltà di agraria di Palermo, ha ricordato tra l’altro, come il concetto di nicchia di mercato sia ormai cambiato. Potendo ora rappresentare un segmento di domanda che può di volta in volta interessare anche milioni di persone.
Insomma una giornata di lavoro intensa, ricca di spunti e di riflessioni, sicuramente un buon punto di partenza per un territorio che stà vivendo in questo periodo il dramma di un nuovo esodo e di una nuova ondata emigratoria di braccia e di intelligenze. Implicita attestazione del fallimento di un processo di industrializzazione ( vedi Fiat Termini Imprese e Polo P.Chimico di Gela) secondo una logica che non prevedeva la partecipazione critica del territorio e di un sistema agricolo che non ha ancora definito carattere ed identità.
Un insegnamento ancora abbiamo colto dalla giornata di studi di San Leone: troppi campanilismi, di sigle, di appartenenze e di “partiti presi”, continuano ad influenzare comportamenti, enti ed istituzioni. Il pluralismo delle idee e le diversità sono le più grandi risorse di un territorio, per valorizzarle a pieno, però, occorre possedere la grande umiltà di sentirsi solo un piccolo, sia pure importante, punto del grande cerchio della vita.


 


E' uscito il
numero 5
del Luglio/Agosto 2005



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